La raccolta rifiuti a Frosinone tra presente e passato

L’apparente confusione generata dalla organizzazione della raccolta rifiuti a Frosinone definisce  un quadro già fragile di 10 anni di mancata raccolta secondo le indicazioni del precedente contratto di appalto. A questo quadro si sono aggiunte le note vicende giudiziarie, con forti ripercussioni nell’ambito politico, che hanno mantenuto la città in una situazione di stallo.

Oggi il nuovo concessionario deve applicare un diverso contratto di appalto che lo impegna, apparentemente rispetto al passato, in maniera più stringente. Le quote di differenziata che dovrebbero essere conseguite – il 45% in tre mesi dopo che per 10 anni siamo stati al 17%! -, lasciano dubbiosi. Ma dai dati in possesso dell’ente saremmo sulla buona strada quindi.

Eppure la percezione è che la città abbia molta immondizia abbandonata e difficoltà di pulizia delle fasce verdi. La scomparsa dei cassonetti evidentemente ha conseguito un risultato positivo per la differenziata ma difficoltoso nella applicazione per coloro che per anni non hanno mai fatto tale smistamento. Si  sta correndo ai ripari cercando di fornire i condomìni di secchi grandi per la propria raccolta con il rischio di tornare a non sollecitare le famiglie verso la differenziata. Si dimentica nel frattempo di individuare l’area del Centro di raccolta  fattore decisivo per una vera svolta per la differenziata e per un maggior attivismo della cittadinanza.

Con il dire che la città ora sia più pulita rispetto alla precedente gestione non si tiene conto del fatto che quest’ultima non svolgeva la raccolta differenziata e quindi tutto tornava in discarica aumentando i costi a carico dell’utenza e favorendo l’inquinamento.

Dunque all’aumento della raccolta differenziata sarebbe dovuta corrispondere una sostanziale diminuzione della tariffa, diciamo almeno del 30%, visto che si diminuisce la quantità di indifferenziato che diamo alla SAF e alle altre ditte. E invece no! La spesa per la raccolta rifiuti è ancora ferma oltre i €.9 milioni e la tariffa ha subito solo una lieve contrazione. Le motivazioni, che dovrebbero essere rintracciate negli allegati alla delibera annuale sulla TARI, sono invece tralasciate e alcuno può spiegare formalmente questo non secondario aspetto. Alla giusta diminuzione del costo di smaltimento (quelli per capirci alla SAF) di quasi il 50%, sale del 100%, in maniera inspiegabile, quello della raccolta differenziata. Questo dato ci lascia perplessi. Nell’appalto precedente, dove era pur prevista la differenziata agli attuali livelli, perché il costo era la metà? Eppure il ricavo degli introiti per la differenziata va a tutto vantaggio del concessionario. Perché esso non entra nel bilancio della tariffa?

Riepilogando: si danno alla ditta €.5,3 milioni all’anno. Questa formalmente raggiunge gli obiettivi di differenziata, da cui la diminuzione dei costi dello smaltimento, ma si raddoppiano i costi di differenziata dalla cui vendita ne trae vantaggio. La bolletta per i cittadini rimane pressoché la stessa di ogni anno e copre l’intero costo. Il Centro di raccolta, che dovrebbe essere costruito nei primi 9 mesi, dove potrebbero essere attivate campagne premiali, non è stato individuato.

Questo in sintesi ciò che appare. Quello che non appare sono gli interessi “diversi”, che pure esistono, sono forti, hanno condizionato tutto un decennio e speriamo non condizionino il futuro. Le istituzioni, la politica, i consiglieri dovrebbero concorrere a limitare questi “diversi” interessi e favorire con decisione le condizioni per una raccolta organizzata, chiara, differenziata, premiale, a costi economici ed ambientali ridotti. Purtroppo però il peso di queste responsabilità non è pari alla coscienza di tanti cittadini che tentano di organizzarsi nel far fare tappa, in Ciociaria, all’idea di un futuro sostenibile.

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