Lavoratori ex Multiservizi: Prescritti ma non scomparsi

“Per tale motivo si dichiara non doversi procedere nei confronti degli imputati per estinzione dei reati per intervenuta prescrizione”

Così dopo nove anni si conclude il processo contro i 14 lavoratori della Frosinone Multiservizi che per una settimana a luglio 2019 occuparono il tetto del Comune di Frosinone a seguito della chiusura della società pubblica, il licenziamento di oltre 200 persone e lo spezzatino regalato a quattro cooperative sociali, che da allora detengono i servizi.

Alcuni testimoni individuarono, tra centinaia di persone che in quei giorni protestarono contro le scelte della prima Amministrazione Ottaviani, queste 14 persone che vennero accusate di invasione di edifici e addirittura, per qualcuno, resistenza a pubblico ufficiale. Ovviamente alcuna delle due cose accadde visto che si occupò un tetto e non furono interrotti i pubblici servizi e non si capisce quale resistenza avvenne e soprattutto contro chi visto che tutto si svolse davanti alla cittadinanza, forze dell’ordine comprese.

Le accuse furono enfatizzate per tentare di colpire il fronte della protesta e anche per una rivalsa di chi non si era piegato al volere del Caudillo. Anzi proprio gli impegni che quest’ultimo prese per far scendere i lavoratori dal tetto non furono mai rispettati: nelle riunioni che seguirono, tante con il coinvolgimento del Prefetto, della Regione attraverso il presidente Zingaretti, finanche del Vescovo, per ridare spazio ad una idea di società pubblica, alcuni personaggi della giunta si mettevano sempre di traverso lasciando cadere ogni più logica e utile proposta.

La prescrizione ha sicuramente risolto un problema per tutti. Ma in ogni caso la ricostruzione dei fatti di quei giorni non toglie niente alle motivazioni che sono alla radice della protesta. Per dieci anni i lavoratori hanno avuto sulla testa questa spada di Damocle che in alcuni casi ha impedito, beffardamente, alcune attività lavorative. La pazienza dei lavoratori incoraggiati dalla sentita partecipazione e dalla professionalità dell’avvocato Giancarlo Corsetti, a cui vanno i ringraziamenti dei lavoratori, ha consentito questo positivo risultato.

A 10 anni di distanza le ragioni della protesta sono state confermate giuridicamente (tutti i lavoratori hanno vinte le cause contro le cooperative e sono tornati a lavorare), politicamente (la scelta dello spezzatino è solamente servita a dare ad alcune particolari cooperative la possibilità di gestione di profitti economici importanti, senza interesse per i servizi; e parte del risanamento del debito è passato proprio dai risparmi effettuati sulla pelle dei lavoratori – la custodia degli impianti sportivi azzerati!), socialmente (gli impegni economici dell’Ente sono drasticamente diminuiti fino al 50% e tendenzialmente diminuiranno, con essi l’occupazione e i salari che variano da 100 a 600 euro!).

Si ricolloca nella giusta casella un altro pezzo di questo puzzle scombinato 10 anni fa dalle improvvide e interessate scelte della destra al potere, che ha sacrificato una intera città dal punto di vista sociale ed economico per conseguire fasti fuori dal tempo e dalla storia.

Quando si avrà pubblica contezza dal disastro di questi 10 anni, si spera che si ricostruirà dalle macerie abbattute che avrebbero dovuto scrivere una storia diversa, attenta a un riequilibrio della città dal punto di vista economico, al miglioramento dei servizi, alla partecipazione democratica dei cittadini.

Il peso delle scelte dei governanti che verranno sarà proprio stabilito dall’interesse che avranno per quella parte di popolazione emarginata, esclusa, prostrata che dovrà essere ricollocata a rango di cittadino di una città che rotola via senza che alcuno se ne stia preoccupando.

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