Frosinone elezioni 2022. Dichiarazione di voto

ELEZIONI A FROSINONE 2022. DICHIARAZIONE DI VOTO DEL COLLETTIVO POLITICO RIGENERARE FROSINONE

Il 12 giugno a Frosinone si rinnovano il consiglio comunale e soprattutto il sindaco, vero fautore delle politiche cittadine da quando il sistema maggioritario consente all’esecutivo un ampio potere.

Per lunghi dieci anni Ottaviani, coadiuvato dai suoi fidi moschettieri Mastrangeli e M.Tagliaferri, sostenuto dall’inappuntabile Piacentini, ha utilizzato questo potere in maniera univoca e devastante per la città. Questa, nei numeri assoluti e di confronto con le città capoluogo, mostra le sue difficoltà che si sommano a quelle precedenti e raggiunge record negativi in tutti i settori.

QUADRO STATISTICO

  • La popolazione complessiva residente nella provincia di Frosinone è in continuo calo, causa la diminuzione del tasso di natalità e l’emigrazione delle giovani generazioni per mancanza di opportunità lavorative nel territorio di origine: si registra una variazione media annua relativamente al periodo 2015-2018 pari al – 40%.

  • La presenza complessiva di stranieri, per i quali si pongono nuovi ed irrisolti problemi di inclusione e integrazione è, nell’anno 2019 nella città di Frosinone, pari a 3688 persone, l’8 %, della popolazione residente. Soprattutto le donne provenienti dai paesi dell’Est sono occupate nelle prestazioni di cura e di assistenza agli anziani, la cui consistenza demografica supera quella della popolazione giovane.

  • Come risulta da un’indagine realizzata da Ancsa a Frosinone il 52% delle abitazioni nel centro storico è vuoto.

  • Cinque province italiane, Frosinone, Milano, Padova, Torino e Treviso, nelle prime tre settimane del 2020 hanno sforato per ben 18 giorni a gennaio i limiti di Pm10, ossia i limiti previsti per le polveri sottili.

  • Il tasso di disoccupazione maschile, nel periodo 2004-2019, aumenta dal 2009 fino a toccare i punti più elevati nel trend relativamente agli anni 2015, 2017 e 2018 .Il tasso di occupazione ha un andamento discendente, inverso rispetto al tasso di disoccupazione, nello stesso periodo decorrente dal 2004 al 2019. I dati nazionali relativi allo stesso periodo attribuiscono al Lazio il record negativo per la disoccupazione giovanile, con gli indici più alti per i giovani tra 25 e 34 anni per la provincia di Frosinone con il 25,1% contro il 18,3% del Lazio e il 17,8% dell’Italia. Si può rilevare che fino al 2015 i giovani sono stati assunti prevalentemente con contratti a termine con una percentuale superiore di nove punti per i contratti di durata fino ad un mese. Il genere maschile usufruisce di contratti più stabili, mentre l’altro genere di contratti più precari. Il censimento permanente della popolazione predisposto dall’Istat conferma (Censimento Istat anno 2019) le tendenze sopra descritte contabilizzando complessivamente 173.697 occupati nella provincia di Frosinone su una popolazione residente di 502 unità.

  • Oggi è in atto una forte crisi del piccolo commercio al minuto, determinata non solo dal fattore recessivo ma anche da altre due importanti cause. Il forte impatto concorrenziale della grande distribuzione, localizzatasi in provincia di Frosinone dalla metà degli anni Novanta attraverso catene di supermercato, ipermercati e centri commerciali, e la diminuzione della densità abitativa dei centri storici hanno reso difficile la permanenza dei piccoli negozi al dettaglio sia negli stessi centri storici che nelle periferie. Infine la diffusione delle nuove pratiche di consumo della new economy ha favorito l’acquisto smaterializzato di prodotti di tutti i generi direttamente da casa soprattutto da parte di giovani e di adulti occupati per lavoro durante il giorno.

  • Il Lazio rispetto al numero di laureati nella fascia compresa tra 20 e 34 anni si colloca al secondo posto dopo la Lombardia. Tuttavia la provincia che, a livello nazionale, risulta avere il più alto tasso di disoccupazione e di inattività di giovani laureati è Frosinone.

 

La sensazione di una città dolente appare immediatamente; sia per le cose appariscenti, mobilità, pulizia, manutenzione, servizi ecc., sia per situazioni basilari come il legame tra le parti della città, la distribuzione delle risorse, l’organizzazione sociale, l’accoglienza, le politiche per i giovani, lo sport, la cultura, il debito….

Non possiamo annoverare come risultato positivo l’evento sportivo per eccellenza dove l’Amministrazione ha affidato la sua escalation elettorale: la serie A del calcio. Essa non ha determinato una spinta per la città e neanche per l’intero movimento sportivo che invece langue e perde pezzi ogni anno: sia di squadre sportive, sia di strutture che peggiorano quasi di mese in mese. Presso il palazzo dello sport si ospitano da decenni squadre di altri comuni, che nobilitano certamente la città, ma che hanno difficoltà a pagare la quota di servizi prevista da convenzione. A quanto ammonta questo credito della città? Un milione di euro o di più? Chi paga quindi i servizi di queste strutture? Non parliamo poi del disciolto servizio della custodia degli impianti che si svolgeva con 8 operatori da almeno 24 anni: l’appalto è stato sacrificato per l’acquisto della Banca D’Italia… e le strutture regalate a privati, per i quali rimane il dubbio che abbiano le competenze e le risorse per mantenerle.

Non possiamo annoverare come positiva la mobilità che invece è impazzita in una situazione di incastro e di caos peggiore di sempre: De Matthaeis è un imbuto; le rotatorie della Monti Lepini rallentano la viabilità; l’interruzione di via Mascagni ha prodotto soltanto una gran difficoltà per la stazione ferroviaria che non è più elemento di snodo, ma essa stessa problema irrisolto nell’impossibile collegamento con piazza Sandro Pertini…. Il servizio di trasporto pubblico locale, con il nuovo appalto, non solo diminuisce il kilometraggio percorso di ¼, ma non ha avuto alcuna integrazione economica dell’Ente, che ha ritenuto evidentemente sufficiente l’operato siffatto, interamente finanziato dalla Regione Lazio. In più i servizi previsti dal capitolato come l’ascensore inclinato e bikesharing sono ancora fermi al palo nonostante siano passati due anni dalla nuova gestione. SI registrano ulteriormente servizi scadenti in periferia e orari assolutamente fuori logica per un reale utilizzo continuativo dei mezzi pubblici.

Dunque la mobilità quale scopo persegue? Far entrare gli estranei in città; favorirne l’uscita; mettere in collegamento i quartieri; disincentivare l’utilizzo dell’automobile; diminuire l’inquinamento? Ecco la pianificazione è assente da decenni, soprattutto quando deve rimettere in discussione piccoli o grandi vantaggi di pochi, ma evidentemente influenti cittadini. In queste condizioni l’inquinamento rimane altissimo: l’Amministrazione ha diminuito il servizio scuolabus del 90% e quindi incoraggiato un trasporto privato degli studenti che oltre al caos determina un determinante aumento delle PM10 e non solo.

Non possiamo annoverare tra risultati positivi l’aver destinato il Matusa alla città come parco…. Quella necessaria restituzione al quartiere è diventato luogo di affari privati, cementato, senza alberi e privo del suo collegamento naturale con l’altra struttura, il palazzetto CONI, abbandonato a se stesso, che è stato escluso dal parco forse perché non è stata fatta l’acquisizione così come il CONI aveva proposto. La Villa Comunale va nella stessa direzione: abbandonata e non supportata da politiche per un utilizzo giovanile e culturale. Si appresta, comunque, ad ospitare un museo d’arte non finanziato dall’ente ma dalla regione Lazio…

Il Centro Storico rimane luogo privo di attività commerciali, tra i primi capoluoghi per abbandono. La tendenza non si è invertita nemmeno negli ultimi 10 anni. Qualche segnale qua e là sicuramente si è prodotto. Ma non sono state le sporadiche iniziative messe in campo dall’Amministrazione. Sono le attività delle associazioni che resistendo alla chiusura hanno ravvivato e consentito agli abitanti di riuscire a vivere un minimo il centro storico in maniera diversa. E nulla è stato fatto per la residenzialità, vero ed unico motore per la ripresa, nonostante sia numericamente ampia la popolazione anziana che avrebbe bisogno di usufruire di spazi esterni di fruizione che rimangono rari e soprattutto preda di parcheggio, così come le piazze. Il commercio ambulante sta inesorabilmente scomparendo: le presenze sono fortemente diminuite, con il beneplacito dell’Amministrazione che aveva addirittura chiuso definitivamente il mercato del giovedì! Come difficile rimane la vivibilità nel quartiere della stazione sempre oggetto di faraonici progetti ma in definitiva anch’esso un grande parcheggio privo di tutti i servizi e degli spazi di accoglienza.

Agli stranieri viene applicata la politica dell’inaccoglienza con acredine e discriminazione. La stazione ferroviaria, ridotto a un “non-luogo” eppure snodo e scambio essenziale della città. Per i viaggiatori, e soprattutto per i migranti che nello spostamento fondano principalmente la loro risorsa di vita, la città ha offerto il peggio di sé. Ostacolati, disprezzati, accusati questi che sono soprattutto giovani, vivono in una situazione difficilissima nonostante che lo stato abbia indicato alcune politiche di accoglienza e di integrazione. L’Amministrazione locale invece fa di tutto per rendergli la vita difficile facendo terra bruciata intorno. Nonostante tanti locali vuoti non vi è un centro di informazione, che potrebbe essere utile anche ai frusinati; nemmeno un semplice luogo di accoglienza giornaliero. La solidarietà, spesso pelosa, viene lasciata alla volontà delle associazioni. La vicenda della mancata costruzione del centro culturale islamico, a cui l’Amministrazione si è opposta con tutto il suo peso, si somma a queste politiche che tentano di mantenere distanti anche coloro, molti ormai cittadini italiani, che vorrebbero praticare cultura e religioni proprie. Stranieri beninteso comodi per attività di servigi alla popolazione, soprattutto abbiente, nella cura familiare o di pulizia a cui si sgocciolano alcuni euro!

Il prossimo museo d’Arte, Sifcultura, il piano caveu della nuova sede comunale sono eccellenze di cui i cittadini di Frosinone non sono ancora del tutto consapevoli. L’Amministrazione non c’ha messo un soldo, anzi ha diminuito nel 2019 i fondi del 50% di gestione dei servizi culturali e diminuisce del 10% ogni anno i fondi per le attività culturali. Le eccellenze si raggiungono con una progettazione su fondi regionali, a cui sicuramente l’Amministrazione non si è opposta… Si è incartata invece sulla quarantennale situazione dell’allargamento del Museo Archeologico. Fu bocciata sul filo di lana la volontà dell’allargamento dopo anni di faticosi accordi con i proprietari utilizzando locali attigui già esistenti. Va a rilento, ma è un eufemismo,  la pur svolta gara di affidamento dei lavori del 2018 che prevedono un modesto ampliamento nella parte di piazza Valchera, nonostante che per 35 anni i soldi siano stati sempre nelle casse dell’ente. Essi venivano man mano detratti per altri affari fino a quando gli ultimi 300 mila euro sono stati difesi dall’operato delle associazioni prima di finire nel “principale, unico”, progetto dello stadio, che infatti ha ingurgitato i soldi del parco del fiume Cosa e quelli della struttura sportiva per disabili…. E’ caduta nel vuoto la proposta per una sede culturale della vecchio immobile sito in via del Carbonaro, su 4 livelli, che invece è stato dismesso a 63 mila euro! Come chiusa da 10 anni rimane la sede della Casa della Pace che doveva essere aperta alla cittadinanza così come da bando regionale, e successivamente negata alla Casa del Volontariato che ne aveva chiesto l’utilizzo fornendo la dovuta agibilità a spese proprie. Ma la cosa più clamorosa è stato il mancato spostamento della biblioteca comunale nella sede indicata, il primo piano sottostrada del polivalente in viale Mazzini, oramai 10 anni fa con delibera.

Assolutamente gravi rimangono la gestione dei servizi a cominciare dall’annoso, pesantissimo problema dell’acqua e della sua gestione. Tanto il problema è sentito in città quanto profondo è il silenzio della politica che dovrebbe risolvere situazioni drammatiche. Il centrosinistra privatizzò il servizio consegnandolo ad Acea e non riuscendo più a contenere la tracotanza del gestore. Il centrodestra ha tentato a chiacchiere di prendere posizione ma solo la magistratura per ora è entrata nel merito accusando pesantemente la gestione del servizio e dei soldi dei cittadini. Questi vedono arrivare bollette pazzesche pari ad aumenti negli ultimi 15 anni del 600% sulla tariffa base e del 1500% per la tariffa agevolata. A cui si aggiungono selvaggi distacchi sena preavviso, conguagli calcolati pro gestore, reiterate e contestate situazioni di disagio per il servizio e per il costo….

Il servizio raccolta rifiuti ha subito anch’esso aumenti stratosferici negli ultimi 10 anni, per poi essere ridotto di qualche punto percentuale. Non solo il servizio non è stato svolto secondo il contratto ma, confortati da più sentenze della Commissione tributaria, i cittadini avrebbero dovuto pagare il 20% o ricevere indietro l’80% della bolletta a fronte di una differenziata mai conseguita fino al 2018 secondo le indicazioni di legge. Insomma i cittadini dovrebbero avere indietro ca 60  milioni di euro! Se poi aggiungiamo gli arresti e le pene per alcuni amministratori comunali per tangenti come il vicesindaco e le inopportune ma continue proroghe alla Sangalli, il quadro diventa imbarazzante e il danno per la città e soprattutto per i cittadini appare stratosferico.

Negli ultimi 10 anni si sono persi almeno 500 posti di lavoro stabili all’interno della pubblica amministrazione e dei servizi, che significano almeno 6 milioni di euro annui che mancano alla città come spese per i beni di prima e seconda necessità. La mattanza dei posti di lavoro è servita a ripianare il debito a scapito di salari e posti di lavoro ma anche dei servizi clamorosamente scemati dopo decenni di lotte per la loro stabilità finanziaria.

E nonostante il lungo elenco, si registrano mancanze su temi fondamentali come le politiche di rallentamento del cambiamento climatico, la diminuzione dell’inquinamento, la valorizzazione della produzione agricola e artigianale locale. E si potrebbe continuare nel triste elenco appena accennato.

Ma come tutto ciò è stato possibile?

La democrazia formale e sostanziale di luoghi di dibattito come i consigli comunali è svuotata del suo equilibrio: l’esecutivo può decidere spesso senza confrontarsi; i numeri dei consigli sono troppo sbilanciati verso la maggioranza che a Frosinone risulta essere 21 a 12! Questo gap sarebbe accorciabile con una forte attività politica dell’opposizione sia in consiglio sia in città. Nell’ultima consigliatura i pur volenterosi consiglieri hanno provato a dire qualcosa, ma non hanno mai fatto politica con la città. Molti di essi confondono l’opinione pubblica con facebook; altri hanno optato per solitarie posizioni critiche che poi scivolate nel dimenticatoio. Quelli del PD invece attendono il loro turno per governare senza porsi il problema che la democrazia la fa e la difende proprio l’opposizione. Questa non è stata mai così apolitica e priva di un orizzonte, nonostante le migliori aspettative che tutti attendevano all’esito delle elezioni del 2017. (S’intravede un bagliore del 15/6/2017)

Prova ne sono gli abbandoni; i clamorosi cambi di casacca; i nuovi posizionamenti che si registrano a queste amministrative. Riggi, Mastronardi, Scasseddu scomparsi; il sindaco 5 stelle Bellincampi passato a Fratelli d’Italia; Stefano Pizzutelli che rientra ai box del PD dopo averlo descritto negativamente 5 anni prima, riuscendo a creare una opinione e sostanziosa politica oppositiva, oggi nuovamente naufragata; il PSI, altro pilastro della storia amministrativa di Frosinone, vero simbolo della storica e negativa gestione della città, che s’imbroncia e corre da solo con Iacovissi, il prescelto; i CinqueStelle che da movimento rincriccato sul respingimento delle alleanze 5 anni fa, diventa l’alleato di tutti, oggi completamente subordinato al PD con una sola candidata anche presente nel 2017! Si potrebbe concludere che i consiglieri di opposizione non abbiano e non vogliono avere la necessaria responsabilità di essere rappresentanti dei cittadini che li hanno votati: ognuno fa percorsi personali fidando del fardello dei voti a loro seguito e rimettendolo in gioco quando più si aggrada.

Quindi i frusinati sarebbero un popolo bue, che si porta a capezza! Ma si può dis-valorizzare l’intelligenza di ognuno in un giudizio generale e generico? Andiamo oltre e forse l’interrogativo non rimane solo un luogo comune.

Cinque candidati sindaco

Mastrangeli per la giunta uscente, che abbiamo scoperto povero dalla dichiarazione dei redditi (€.15 mila, nonostante 24 anni fa Marzi gli svendette, come primo atto da sindaco, la farmacia comunale), ripropone né più né meno le stesse politiche che abbiamo descritto sopra. Tenta di differenziarsi dall’immagine congiunta con il caudillo/incollatore bisbigliando che con lui che le cose saranno diverse. Ma come? Mastrangeli è stato tra i tre moschettieri insieme a Tagliaferri M. e Piacentini, il timbratore dei tagli contro lavoratori e servizi. Si ricorda una battuta a lavoratori che chiedevano spiegazioni per il taglio delle ore di lavoro, che nemmeno lui comprava più scarpe di marca! Mastrangeli perde alleati che invero vanno ad ingrossare le fila dell’avversario e emargina l’altro possibile candidato sindaco, il cristiano F.Tagliaferri, reo evidentemente di essersi creduto sindaco senza il placet dei quattro.

Marzi, improvvisamente destato dal lungo sonno nel castello di Frosinone alta, mestamente si candida per il centrosinistradestra, incoronato dai vertici. Ma perché una vecchia gloria quasi mai vincente viene riproposta da chi avrebbe avuto tutti i vantaggi a candidare una figura nuova? Varie possono essere le risposte. Una è quella degli interessi in gioco, come ad esempio spostare l’asse economico della città verso il casello autostradale, vecchia idea già balenata 24 anni fa, a cui fa il paio l’apertura nella zona industriale, con un clamoroso cambio di destinazione d’uso, del centro commerciale Continente di cui conosciamo l’influenza negativa sul commercio locale; l’altro è quello che qualsiasi processo di scelta che si poteva avviare per tempo avrebbe lasciato aperto uno spazio per  quanto piccolo fosse di percorso democratico nel quale poteva infilarsi qualcuno non proprio controllabile, che la popolazione invece avrebbe auspicato. Marzi non fa campagna elettorale sui temi, sugli obiettivi: conta i voti. Quel medico mi porta questi voti, quell’altro professionista mi porta quest’altri. E nel ragionare così si è finiti nell’andare a fare acquisti nel campo avversario: Gianfranco Pizzutelli che dopo aver votato bilanci per la giunta Ottaviani passa con lo schieramento di Marzi: un anno fa è stato nominato dal consiglio regionale del Lazio a presidente ASP, Aziende di Servizi alla Persona, che svolgono interventi di coordinamento, integrazione, programmazione ed, in alcuni casi in specie, gestione dell’offerta socio-sanitaria in uno specifico territorio, nonostante il curriculum non indichi alcuna esperienza curriculare e professionale! L’altro acquisto pesante è la lista Gagliardi/Mandarelli, colonne nella maggioranza Ottaviani. La Mandarelli, moglie del famoso penalista Vellucci, continua la sua gimkana. Nel 2002 con Marzi, poi con i socialisti in regione, poi salto verso la Polverini, poi con Ottaviani, ora di qua con Marzi, in attesa di un posto in giunta.

Iacovissi, investito da Schietroma, vorrebbe ridare respiro alla democrazia dei partiti, ma alla fine l’unica respirazione è quella artificiale al PSI vero morto che cammina che continua a tenere ben distinti i valori e la pratica del socialismo. Sempre in maggioranza, nelle ultime due consigliature in minoranza, il PSI non si è mai accorto che in città ci fosse chi lottava per i diritti e i valori che il socialismo afferma.

Poco da dire sui due rimanenti concorrenti. Vicano alla ricerca evidentemente di nuovi posti di potere dopo averli svolti tutti con molta insufficienza e senza idee, ora deve affidarsi al risultato elettorale… Ma in quale direzione andrà al ballottaggio? Bella domanda. Cosimato, che lo si ricorda vero militante e credente fascista mussoliniano, oggi si candida per coprire lo spazio di destra per poter far affermare a Mastrangeli che la destra vera è un’altra. Insomma mosse da vecchio MSI sempre utili all’uopo.

Percentualmente, azzardando un dato ricavato dalle elezioni precedenti, Mastrangeli potrebbe farcela al primo turno e in ogni caso partirebbe, in caso di ballottaggio almeno dal 45%. Marzi lo insegue, se proprio tutto va in porto, ma non supererà il 40%. Vicano appunto rimane l’incognita maggiore per il centrodestra al primo turno a cui potrebbe detrarre i voti necessari, ma mina vacante per il centrosinistradestra al secondo turno, quando potrebbe scegliere di appoggiare Mastrangeli.

La descrizione non restituisce quel senso profondo di crisi che vive la città e i suoi cittadini. Non è spiegabile che la scelta politica avvenga anche in contrasto con la quotidianeità. Non si capisce come si sia potuto svendere l’intera città ad altri, soprattutto a quelli senza scrupoli a cominciare da forze contigue alla criminalità organizzata, senza che alcuno abbia alzato la voce, abbia chiesto lumi, abbia immaginato correttivi, non avendo nulla in cambio. Sembra che ci siano due città una che si accaparra tutto e l’altra che non ha modo e tempo e voglia di accorgersene e difendersi. E la politica? Quelli che abbiamo votato? Quelli che voteremo cosa fanno. Cosa hanno fatto? Evidentemente c’è qualche altro livello di decisione che sovrasta le assisi pubbliche e il confronto dei cittadini e decide a prescindere dagli ululati della popolazione. Dove risiede questo potere? All’ASI, alla Camera di Commercio, all’Unione industriale, in Prefettura, nel Vescovado o in altri luoghi a noi sconosciuti?

Proprio per questi motivi il Collettivo Politico Rigenerare Frosinone aveva proposto un ritorno etico alla partecipazione democratica dei cittadini cosi come indicato dall’art.49 della costituzione  proponendo ai vari tavoli, vecchi e nuovi, nel campo del centro sinistra, la partecipazione della cittadinanza, almeno quella maggiormente consapevole  alla scelta del candidato sindaco e delle conseguenti liste. Evidentemente la lunga politica andreottiana con la sua casamatta costruita in provincia lascia una eredità – sicuramente meno consapevole dei bisogni primari, allora incalzati da una forte politica d’opposizione -, per un continuato sfruttamento economico sic et simpliciter senza domani, senza alcun sollievo per la popolazione e senza opposizione. Ecco la volontà di opposizione è quella che dovremmo cominciare a trovare tra i 602 candidati che si presentano. Solo riappropriandoci della critica allo status quo e al potere potremo forse sperare di superare, se mai si supererà, questo periodo storico.

BUON VOTO

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